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Deriva (1)

10 gocce di valium

Per dormire meglio

10 gocce di valium

Per dormire sul serio

10 gocce di valium

20 gocce di valium

Per dormire meglio

Tutta la notte

A contare le gatte

Quelle con una macchia nera sul muso

Nelle soffitte vicino al mare

Voglio dormire

100 gocce di valium

Per dormire del tutto

Non sentire più niente

Cancellare la mente

E domani mattina

Domani mattina

Domani mattina

Non svegliarsi neanche

Da bambina/ragazzina non mi sarebbe neppure passato dall’anticamera del cervello che, un giorno, mi sarei ritrovata così tanto, in questa canzone…

Клоуны (2) – Prima Stesura

Scrivere qui mi dona un, certo, senso di sollievo. Uno sfogo, anche se non so se mai queste mie righe verranno lette; in potenza, potrebbe anche essere e, questo, mi basta.

Penso a me e a tutto ciò che sto perdendo; o meglio, è davvero tutto qua? La vita, intendo: così insoddisfacente, piatta… Non capisco: a volte, penso che se solo guardassi un po’ meglio, se solo fossi più pronta di riflessi, allora troverei quel piccolo spazio attraverso il quale fuggire per, poi, finalmente respirare come ai tempi dell’arcadica infanzia. È come se la serenità/la soluzione a tutto fosse vicinissima ma che sia posta oltre un, sottile quanto infrangibile, muro di vetro che la tiene, materialmente, lontana da me.

Non sto bene: ho dei brividi paurosi, gola infiammata e ciclo alle porte.
Sto studiando, non tanto quanto vorrei e, nemmeno, con la lucidità che possedevo in tempi colmi di speranza; ma, almeno, so che riuscirò ad essere ben più preparata rispetto alle altre volte.

È, comunque, sempre una battaglia che devo portare avanti per me e, soltanto, con me.

Sono solo uno scricciolo spaventato e devo essere, invece, un’aquila maestosa. Con gli artigli rotti e le ali spezzate, devo volare ogni giorno.
Nonostante questo e nonostante tutto.

Into perfect enemy



Ho riaperto un blog, in tarda età.

Non so, vorrei che le mie parole raggiungessero qualcuno; vorrei che la mia voce fosse sentita. Se voi sentiste quanto pesa il mio cuore e quanto sia contaminato…boh, forse capireste perché mi trovo a scrivere qui, in questa ora antelucana.

Ho, ormai, trentaquattro anni (e, per scrivere questa cifra, ho fatto fatica), nessuna laurea, un esame universitario che non riesco a superare per motivi che, un giorno, descriverò e mi manca, immensamente, mio  papà. E il suo non esserci più è una ferita che sanguina, dolorosamente, ogni giorno.

Sinceramente, non so che fare di questa vita. Prendere su e partire da qui? Potrò mai trovare un buon lavoro senza una laurea? Un lavoro che mi permetta di stare lontano dall’Italia, lontana da tutta questa tristezza e da tutto questo stress? Perché, sì, il mio sistema nervoso è a pezzi.

 

Non so se qualcuno leggerà queste righe; in effetti, la vita di ognuno di noi è così impregnata di schifo che, forse, non verrebbe neppure a me la voglia di rispondermi.

Ma se qualcuno, dalla sua posizione di Estraneo Interessato, lo facesse, beh, gliene sarei davvero grata.

Ciao mondo!

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